Tierra de Alma day08 Letux _ Fuentes de Ebro 101km 930mD+

Sveglia alle 06.45 e partenza allo scoccare delle 08.00: bastano quindici minuti ed un paio di chilometri e mezzo per giungere ad Almonacid de la Cuba, dove la “riada” (cioè la “brentana” spagnola) ha fatto saltare l’antica presa romana nella stretta gola rocciosa e spazzato il paese, distruggendo la strada, attualmente cortada: provo a rispettare il divieto e passo oltre, ma finirei troppo fuori traccia…
Per fortuna gli operai al lavoro mi lasciano attraversare il cantiere e la strada sventrata: in fondo al paese, tra gli orti, un verticale e fangoso singletrack scende ad un guado, fortunatamente ancora praticabile… tolgo calze e scarpe e conduco oltre la fida dueruote, fermandomi sull’altra sponda, decisamente la più erta, ad asciugarmi e indossare le calzature (08.45 km05).
È un sentiero di montagna vero e proprio, ci passa uno dei tanti caminos de Santiago, ed arrivare al mirador Pozo de los Chortis, dove la gola si apre ed una cascata precipita per una ventina di metri almeno (09.00 km06), non è proprio così scontato!
Neanche il sentiero sulla cengetta è adatto ai deboli di cuore, ma la discesa è meno veriginosa e porta… ad un altro guado! Questo è molto più largo e placido, ma la routine è la stessa: via le scarpe, ecc ecc (09.15 neanche 07km)…
Sull’altro lato del fiume si torna a pedalare sul serio: riva alle spalle, si sale verso una fattoria di fango in disarmo e si piega a destra in parallelo al rio Aguasvivas, percorrendo una senda sul lato del canyon, arrivando alla vecchia stazione ed al ponte che lo attraversava, di cui restano solo i pilastri… oltre la gobba rocciosa, tagliata in due, le rovine della originaria città di Belchite, assediata e distrutta durante la guerra civile spagnola.
Franco decise di lasciarne le rovine come monito e ricordo della battaglia, e di farla ricostruire, poco più a valle, dai prigionieri repubblicani, per cui fece costruire un apposito campo di concentramento.
Raggiungo quindi la nuova Belchite, dalle geometrie razionaliste, dov’è ora di birra e panino (09.50 km11,5).
Classica mezz’ora e si va, su pista sabbiosa, bianca ed abbacinante, appena lasciato l’abitato; poi il fondo si fa terra e solca le roventi mesetas… quasi mezz’ora e la traccia piega per aggirare delle rocce bianche,in direzione degli aeromotori all’orizzonte (10.55 km23): attraverso il parco eolico e, un chilometro oltre, ecco Puebla de Alborton, dove ci sono una fonte ed un bar (11.15 km26,5 480mslm).
Carico acqua e proseguo sulla dura e polverosa pista nelle gradazioni del giallo, ocra, bianco, grigio, tra i duri campi crepati dal sole o rimodellati dalle recenti pioggie: una debole traccia, quasi invisibile, lascia la pista per salire su terra dura, roccia e fango, campi e terrazzamenti ridotti a slavine di fango liscio e compatto (km33,5).
Due duri chilometri in salita ed il tratturo si fa più ampio, pur continuando a salire (12.00 km35,5): mille metri ancora e piega verso il basso, ormai a 570mslm di quota, per poi tornare a salire seguendo le ondulazioni delle colline, su fondo ora sassoso, e ridiscendere duro su terreno da Mtb, scassato dalle acque, dal sole e dai mezzi agricoli (12.15 km37,5).
Si procede così, la direzione decisa dalla conformazione delle colline e dalle incisioni delle barrancas, perdendo quota ora in modo duro su fondo tecnico e scorbutico (12.55km47,5 360mslm) fino a giungere, adesso con meno tensione, alla Salada de la Mediana, zona umida con salina e ruderi di attività collegate (13.10 km49,5 350mslm).
Qualche foto nell’aria calda e salmastra, poi la pista porta giù in valle, su fondo saltellante: un sottopasso, un chilometro di carretera ed ecco Mediana de Aragon… sosta che fa caldo (13.40 km54)!
Fa davvero caldo, meglio se si riparte con calma: 16.10 e si sale subito tra i conoidi ghiaiosi che caratterizzano questo tratto della arida e solitaria “estepa aragonesa”.
La traccia, purtroppo, è interrotta da un “Prohobido el paso” mai visto prima: una ruspa ha scavato una trincea perpendicolare alla pista e, con la terra di riporto, ha tirato su un terrapieno. Non abbastanza per impedire di passare ad uno deciso, ma il messaggio è chiaro: studio la mappa e provo a risolvere, ma ho una sensazione (16.45 km61)…
Devio in discesa, disegno un angolo,  risalgo da un bivio e… altro divieto (17.00 km64,5 km66)!
È un “Desvio provisional” questa volta, ma la sbarra metallica biancorossa con telecamere e cartelli di avviso non sembra certo provvisoria!
La “deviazione temporanea” mi spedisce a pedalare ai piedi di una mesa costeggiando una recinzione di ulivi e albicocche, lasciandomi alle spalle la sierra che volevo attraversare e dirigendo in discesa verso un grande impianto fotovoltaico: anche qui cancelli, divieti, cartelli… qualcuno si è comprato un bel pezzo di terra, a quanto pare!
Mappa alla mano, infilo una serie di bivi e svolte tra campi, linee elettriche e parchi eolici tornando in traccia solo un’ora dopo la prima deviazione(18.00 km75,5): da qui alla carretera manca poco (18.15 km80,5) e posso così prendere la Santander_Mediterraneo che, oltre un passaggio livello incustodito, si fa camino tra i campi e mi porta a Pina de Ebro, salutato dal “battibecco” delle cicogne sul campanile (18.35 km86 810mD+).
Mezz’ora di sosta e riprogrammo questa parte del percorso davantiad una radler: la valle dell’Ebro è troppo massicciamente antropizzata per sperare di non subire altre sorprese, quindi si val sul collaudato…
Ossia argini, piste di servizio dei canali… e Camino de Santiago!
Riparto alle 19.10 lungo la Senda Natural de Ebro, che però trovo allagata: potevo pensarci, in effetti… evabbè, ritorno sui miei passi (19.40 +km07) a percorrere la pista lungo la ferrovia: quattro chilometri ed un cavalcavia dopo sono prossimo alla meta, che giunge in un quarto d’ora… Fuente de Ebro (20.15 +km14 120mD+).
Ulteriore birretta mentre cerco una sistemazione, ed eccomi al hostal Texas II, dove c’è anche un posto in garage per la mia bici (+15,5km).

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