Tierra de Alma day10 Zaragoza _ Nuestra Señora de Rodanas 85km 770mD+
La mattina trascorre tranquilla, con tempi spagnoli: quando i ragazzi si svegliano la bici ed io siamo già pronti da un pezzo!
Colazione al bar, chiacchiere, varie ed eventuali… un piatto di pasta al chorizo ed è ora di partire: già 24h senza pedalare!
Besos, abrazos e si va: ore 13.00 ripercorro in senso inverso la ciclabile fino alla catedral (13.25 km05,5); da qui ciclabile lungo l’Ebro, passando di fianco al puente Tercer Milenio ed arrivando al punto dove l’asfalto finisce cedendo il testimone allo sterrato camino de Monzalbarba, che continua a seguire l’argine (13.50 km13).
Quest’ultimo si collega al camino Almozara, che va via dritto tra canali, canalette e mais, e sbuca di fronte ad una caserma del genio, che costeggio per riprendere la carretera (14.10 km20).
Giusto un quarto d’ora e, da pista sterrata, passato un cavalcavia in corrispondenza di Utebo, il percorso diventa cammino di servizio asfaltato, ma il panorama non cambia: autopista a sinistra, campi di mais e frutteti a destra, mentre proseguo parallelamente a delle creste grigie, bianche e marroni, sotto ad un cielo lattiginoso (14.25 km23,5).
Mi allontano dalla autopista, piegando verso l’interno, per ritrovare il cammino (14.30 km24,5).
Una carretera secondaria mi porta a Sobradiel (14.45 km28) da cui una pista collega ad un’altra secondaria per attraversare Torres de Berrellen (15.00 km32) uscendo dal quale bastano cinque minuti per staccare a destra ed imboccare il ponticello che permette al camino di passare oltre al rio Jalon.
Un tratto sterrato con finale in bitume ed ecco il club dei pensionati locali con le sue belle panchine all’ombra degli alberi: una radler da mezzo ghiacciata e mezz’ora di sosta ad Alagon (15.25 km38).
Riparto allo scoccare dell’ora per lasciarmi rapidamente alle spalle Grisen… ed i guanti!
Per fortuna basta pedalare all’indietro per un chilometro, e rieccoli in mio possesso: torno dunque a portare la bici nella giusta direzione e a sterrare per raggiungere Oitura (16.35 km49).
Purtroppo il sentiero, già non il massimo di suo, diventa una slavina di fango, arbusti, canne e radici: bici a spinta o sollevamento e speriamo bene! Riesco a guadagnare l’intersezione con un cavalcavia e decido di deviare da possibili altre frane (16.55 km51): stacco a destra in salita verso le mesetas all’interno, diretto verso un campo eolico.
Mah!
I lavori in corso per piantare i giganteschi piloni (ogni singolo aeromotore vale un milione di euro, mi dicono) hanno alterato la mulattiera che ho visto sulla mappa: ritrovare la sterrata per collegarmi alla traccia mi costa un po’ di tempo e fatica ma, solcati, ovviamente a spinta, dei campi arati o lavati via dal diluvio, ed aggirato un grande stagno, rieccomi in gioco (54km).
Tre chilometri ed eccomi sulla carretera che scorre a lato della ferrovia: la sottopasso a La Venta e via ancora di asfalto prima e sassi poi (17.35 km57).
La traccia gioca a zigzag con la via ferrata: sottopassa nuovamente e torna a destra (18.00 km64) per raggiungere Lumpiaque, dove è tempo di una sosta (18.25 km69).
Radler d’ordinanza, ma facciamo due, va là, ed allo scoccare dell’ora si rimonta in sella: via su camino di servizio ed ecco… il guado più fetente del viaggio!
Sottopasso allagato ed impossibile da evitare: ne esco smerdato, trascinando un blocco di fango da cui devo tirar fuori almeno ruote e trasmissione prima che l’argilla indurisca! Riparto: la bici non è pulita ma è operativa.
Cavalcavia (19.25 km71), sentiero di servizio della ferrovia con rampe sassose dalle pendenze criminali, poi strada bianca, camino de Rodanas mangiato da un altro campo eolico in progress, da cui esco attraverso un campo arato: guadagno la carretera general e la lascio in breve per il ritrovato camino (19.50 km75… credo).
Son stufo morto ed ho i coglioni girati: il caldo bestiale, il fondo tremendo, le deviazioni, la bici da trascinare, con o senza fango… ma in questo tratto finale di camino ritrovo il piacere e la motivazione: il sole al tramonto indora l’erba dei pascoli e la polvere della pista, l’aria si fa più fresca, l’ambiente più montano… è fico pedalare, anche se le gambe gridano pietà!
Ancora rampe e rampette assassine, fossi sabbiosi, distese di sassi o roccette ma, fatta l’ultima curva, eccoci: monasterio de Nuestra Señora de Rodanas!
Il barè aperto e ci sono i servizi igienici più una fonte d’acqua buona e dei tavolacci per dormire… tombola (20.55 km85 770mD+)!
