CFdM day04 Pievebovigliana _ santuario di San Liberato, 34km 1220mD

08.00 e si parte, che oggi si finisce la tappa “di ieri” e si inizia “quella di domani”: colazione veloce al banco, rapida toilette, zaino in spalla e via.
È la prima mattina coi nuvoloni, vediamo se si apre: via veloce in discesa sull’asfalto viscido di spessa brina a ritrovare la traccia, poi in falsopiano a destra lungo la sponda del lago fino alla diga (08.35 km03,5) ed è ormai Polverina (08.45 km04,5).
Cazzarola! C’è qualcosa di familiare.. son passato di qua l’anno scorso durante il Cammino delle Terre Mutate, ecco perché! Son arrivato dall’altra riva, diretto verso Fiastra…
Carico la nuova traccia e via subito tra il fiume a sinistra e le siepi di roveri e noccioli a destra, a separarmi dai pascoli e dai campi: dopo un recinto di pecore trovo un breve tratto di asfalto secondario (09.05 km06) che in un amen si fa sentiero in discesa nel folto ed esige un guado.
Troppo largo, troppo fondo, troppo freddo: risalgo verso monte, provo verso valle, ma niente… improvviso una piccola piattaforma sassosa in mezzo alla corrente da usare come trampolino: pianto i bastoni, un balzo e son di là. Calzini asciutti ma tomaia bagnata a metterli in pericolo: su gli scarponi e via le scarpette, appese fuori ad asciugare… si riparte (09.30 km06,75).
Sentiero fangoso e bagnato, ma in breve aggancio una comoda sterrata che mi porta a fiancheggiare l’autostrada, uscita Camerino (09.45 km08): si sale deciso su fondo sassoso a Valdiea (09.50 km08,75) spopolato borgo arroccato a fronteggiare il castello sullo sperone dall’altro lato della stretta valle sottostante.
Si sale duro tra le case silenziose, poi si scende su sentiero stretto e sporco da cui esco e aggancio una comoda pista in salita (10.15 km10,5) che porta ad un paio di case al limitare dei pascoli toccati dal sole e dominati da un lunghissimo casale: sono i prati di Micozzi (10.30 km11).
Li attraverso, poi scendo su sentiero che si fa pista e porta alla chiesetta della Madonna del Sasso (11.00 km13,5) e da qui scende a Valcimarra (11.10 km14,5), ovviamente deserta anch’essa, a cui do le spalle in discesa per prendere subito sotto una durissima rampa che sale tra gli ulivi.
Dapprima in quota su terrazzo ghiaioso, poi su sentiero coperto di umide foglie rugginose, infine pista sterrata e secondaria asfaltata ed ecco il castello di Pievefavera (11.40 km16,5) sentinella che svetta sul lago di Caccamo.
Lascio il piccolo borgo fortificato su sentiero tra ulivi, roveri e noccioli, supero una croce di legno, traverso l’asfalto e mi fermo al sole sui gradini della piazzetta ricoperta di presepi (12.00 km18,5).
Scambio gli scarponi con le scarpe da trail, ormai asciutte, mangio un mars e bevo un paio di sorsi d’acqua, risistemo lo zaino ed in venti minuti scendo verso la parte bassa di Castiglione di Croce: il sole si è nascosto, soffia un vento freddo, la sosta è finita.
Altri venti minuti di veloce secondaria e raggiungo il notevole, seppur deserto, Vestignano (12.40 km20): castello in restauro alle spalle, scorciatoia verticale tra le ultime case, ancora strada secondaria in discesa, poi si risale su sentiero sporco (km22,5) ed ecco la parte superiore, e decisamente sbrecciata dal sisma, del borgo di Montalto di Cessapalombo (13.10 km23).
L’asfalto conduce in discesa e, dopo un paio di curve, la sterrata dell’itinerario del Fiastrone si stacca e porta al paese (13.15km23,5): anche qui presepi ovunque ma nessuno in vista… oltrepasso metà borgo e risalgo tra casolari e steccati al bivio con la bella e veloce pista forestale ornato di segnaletica: per le gole e la Grotta dei Frati, a sinistra (13.25 km24).
Al bivio del Fiastrone incrocio una coppia di viandanti partiti da Ascoli: ci scambiamo un paio di indicazioni e gli auguri di buon cammino (13.50 km26)… poi la pista scende a bomba  senza mai mollare fino al
fondovalle, dove si supera il fiume e si risale con altrettanta decisione (14.05 km27).
Un ultimo tratto di rampa conserva l’originale manto asfaltato e conduce in breve al cimitero (14.30 km28,5), dal quale si cammina tra i pascoli su una pendenza decisamente più gentile: dirigo così verso il lungo edificio che si stagliava sul crinale già all’inizio dalla discesa e che, probabilmente, è causa del nome del paese poco sopra. Attraverso la provinciale e salgo tra le case di Monastero: niente castelli, ma silenzioso e deserto come i borghi precedenti (14.35 km29).
Breve sosta all’uscita del paese a rosicchiare una barretta e bere un goccio, poi l’asfalto cede il posto alla terra e via in falsopiano fino al bivio sul curvone con vista sullle case ormai lontane: si scende (15.05 km31).
Perdo quota velocemente sul fondo ghiaioso, poi un cartello avverte: frana più avanti, deviazione (15.15 km31,75). Giù su improvvisato, erto e sdrucciolevole sentiero fino alla lingua di bianchi detriti che attraverso in linea retta per risalire l’opposto, e verticale, versante boscoso, zigzagando tra gli alberi: alcune targhette aiutano a non perdere la direzione ed in breve si torna in traccia, agganciando una pista evidentemente ormai poco usata, ma ancora facilmente percorribile (15.30 km32).
Arrivo in breve ad uno spiazzo di manovra all’estremità di un villaggio di seconde case, rigorosamente sprangate e deserte (15.50 km33): breve tratto di pista fino al bivio d’asfalto ed ecco il santuario di San Liberato, dove l’ospitalità francescana di Fra Moreno mi aspetta (16.00 km34).

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