CFdM day03 Colfiorito _ Pievebovigliana, 26km 400mD
Dovrebbe essere una tappa breve: son costretto a fermarmi prima perché a Polverina non trovo alloggio… son 05km in meno, a occhio, quindi sveglia con calma, colazione, un salto panino al Coal, stavolta al lonzino e, ore 0900, ready to go!
Bello fresco, cazzarola!
Spalle all’albergo, via sulla strada ad uscire dal paese, giro l’angolo ed ho il sole negli occhi: cerco il cappellino ma… cazzo! è rimasto in stanza!
Dietrofront, avanti marsh!
E niente, i cappelli sono la vittima sacrificale per eccellenza nei miei cammini, ma stavolta bastano pochi minuti per scongiurare l’ennesima offerta alle divinità dei viaggiatori.
Risaluto il signor Giovanni, che mi recita il Cantico delle Creature come viatico, e riparto: dovrebbe essere la volta buona.
Mi ri-lascio alle spalle il paese e seguo il nastro d’asfalto che scorre tra i campi, addentrandosi nell’altopiano: la Basilica di Plestia, debitamente incerottata ed imbullonata (09.20 km01,5), segna l’ingresso nel comune di Serravalle di Chienti. Lascio così la provincia di Perugia entrando in quella di Macerata, passando dall’Umbria alle Marche.
La piana circondata di colline è silenziosa e dorata dalla luce del sole ancora basso, alto appena a sufficienza da affacciarsi oltre il crinale: è comunque caldo abbastanza da desiderare di togliere un primo strato ed infilarlo in zaino.
La natura del terreno, campi e pascoli solcati da fossi e canali, fa sì che si debba restare sulla strada: ecco il paesino di Taverne (09.35 km02,5), attraversato il quale proseguo spedito con la vallata a sinistra ed i colli traforati dall’autostrada a destra.
Piccola deviazione al sito archeologico della Botte del Varano (10.15 km05,75), strumento di bonifica e collettore delle acque del 1400 che calca le orme di opere idrauliche romane del primo secolo: ovviamente l’area è recintata e chiusa, ma testimonia la gestione delle acque di questa zona ricca di falde sin dai tempi antichi.
Fine momento Quark e rieccomi in strada (10.30 km06,5) dove in un amen, appena prima del bivio, una carrareccia si butta a destra, scende e poi risale, purtroppo sul lato sbagliato del monte e quindi sempre all’ombra.
Vabbè, si va: fondo veloce e pendenze sempre abbastanza gentili, la strada scorre in basso a sinistra, sull’altro versante della valle.
Ritrovo il sole in corrispondenza di un bivio: tengo la sinistra (11.00 km08,5). Scendo tra i pascoli punteggiati di fontanili ghiacciati e cespugli di rosa canina, l’acqua ruscella anche sul sentiero: abbandono la forestale, che muore in un’area di caccia, per un tratturo che si abbassa nel bosco, tornando in ombra… più la traccia scende più si fa sporca di foglie e fango, fredda e verticale. Arrivo a fondovalle che è proprio inverno: attraverso un ponticello sull’acqua davanti ai giardinetti… c’è ancora la brina, a terra e sui cespugli, spessa e crocchiante (11.30 km10)!
Costeggio il nastro d’acqua tenendolo a sinistra, il paese sulla sponda opposta… e al sole! All’altezza del centro sportivo abbandono il sentiero sterrato, attraverso il fiumiciattolo e mi porto sulla strada lungo la quale è adagiato il paese di Serravalle di Chienti (11.40 km11).
Oltrepasso la chiesa e mi fermo al sole a mangiare il panino col lonzino: un sorso d’acqua e si riparte allo scoccare del mezzodì (12.00).
Percorro la strada vecchia, tappezzata di foto vintage, e lo stretto fondovalle bianco di brina: oltre il cimitero passo sul versante opposto, e a Bavareto ritrovo il sole (12.20 km12,75).
Seguo una larga via ghiaiata lungo il fiume, che si stringe di colpo, dotata di fradice corde fisse su passaggetti di roccia viscidi di ghiaccio e scivolosi, a piombo sulla riva del fiume.
Il sentiero torna ad esser pista e porta ad un impianto idraulico (12.40 km14,5) oltre il quale un comodo ponte mi evita il guado gelato suggerito dai segnavia: stagione sbagliata, secondo me!
A destra, appena oltre, scende il percorso dei Molini che, in breve, porta al primo della serie, quello di Gelagna (13.00 km15,5), da cui si scende col fiume a destra, si risale leggero nel sottobosco e poi deciso su sassosa mulattiera fino a ributtarsi nel bosco (13.30 km17,5), giù su fondo rotto e veloce verso il fondovalle, indicato dal molino di Varano.
Torno ad affiancare il fiume sotto al viadotto dell’autostrada (13.50 km19), poi, sempre seguendo le acque gorgoglianti, si giunge a Muccia, in piazza della Vittoria (14.05 km20): evidenti segni del sisma negli edifici imbragati e transennati, cantieri aperti e gru in movimento… l’acqua è anche qui e, proprio in piazza, ecco l’antico molino del Varano, di cui costeggio muratura e canale per traversare la strada e l’area containers del comune, poi un’area SAE, dove ancora vive parte della popolazione del paese, più di dieci anni dopo.
Oltrepasso il campo da calcio costeggiando l’autostrada poi, oltre il viadotto, a Giove traverso l’asfalto (14.25 km22) per imboccare un viale di cipressi oltre la rotatoria, che conduce giù tra i campi, il fango pesante che si attacca alle suole: un ponticello mi traghetta verso l’asfalto ed il convento di San Francesco (14.55 km24), tiro dritto ad un incrocio ed oltre il castello di Beldiletto, poi giro su a destra verso Pievebovigliana e ci sono quasi… agriturismo Sapori di Campagna, ta daaan (15.25 km27)!
Giù lo zaino, doccia calda, branda.
Cena: antipasti di affettati e formaggi della casa, amatriciana, faraona in potacchio, finocchi cicoria patate, torta di mele, anice secco e decotto d’erbe Erborista entrambi di Varnelli, distilleria qui del paese.
Più chilometri zero di così, non si può!
