CFdM day02 Foligno _ Colfiorito, 27,5km 840mD

Sveglia alle 07.45, che fretta non ce n’è, tappa di media lunghezza…
Trenta minuti ed eccomi a gironzolare per il centro deserto in cerca di colazione: minimo sindacale ma basta per partire!
Un quarto alle nove o giù di là e si va, nel mattino freddo ma soleggiato: si esce all’altezza dell’ex zuccherificio, da dove son giunto ieri, tenendo a destra il fiume Topino. Resto sulla sede stradale perché l’erba alta dell’argine è bianca e croccante di brina e non ho voglia di inzuppare le scarpe già alla partenza.
Bastano dieci minuti (08.55 km02,5) ed ecco che la traccia sterra, sottopassa la strada buttandosi tra le canne e prosegue poi tra i campi fino alla strada che conduce a San Giovanni Profiamma (09.30 km05) che costeggio stando di lato: da qui asfalto fino a Scanzano (09.50 km06,5) dove rapido fuoritraccia fino all’unico bar aperto per un rabbocco di zuccheri.
Canonici quindici minuti e si torna a due zampe a destra del fiume tra prati e case, poi si traversa l’acqua al limitare di Belfiore (10.30 km08,75), che però si evita sulla destra: la strada ombrosa tra gli ulivi, i frantoi ed i casali porta alla località di Altolina (10.45 km10) dove, oltre la centrale Enel, c’è il piazzale dove la strada muore. Inizia un sentiero ghiaiato tra gli ulivi, rallegrato dal gorgogliare delle acque appena nate che si fanno strada tra alberi e rocce.
La traccia si impenna su rampe in cemento, fiancheggia le cascate del Menotre (10.55), resti di mulini e prese idriche, si infila in budelli incisi nel tufo o scalinate fatte di travi e, con ultimi balzi selciati, sbuca a Pale (11.15 km11), bel borgo antico, ricco d’acqua e di tradizione cartaria.
E si torna anche, definitivamente, al sole, che male non fa!
Prendo la via del Sasso e il cammino vicinale dei Vecchi, percorrendo un sentiero rialzato a far da sponda a campi, pascoli ed orti: in breve eccomi a Ponte Santa Lucia (11.30 km12), dove volto le spalle alla strada per infilarmi tra le case verso monte. C’è comunque da fare quasi un paio di chilometri d’asfalto, ed un tratto di sentiero, per giungere al semideserto borgo di Sostino (12.00 km14): da qui si prosegue in campo aperto su bella pista forestale, salendo gentilmente tra i pascoli dorati punteggiati di rari alberi.
Il percorso è quasi sempre soleggiato, ma pochissime le persone che ne approfittano: a parte gli onnipresenti cacciatori di cinghiali, solo un biker lanciato in discesa ed una famigliola, tutti in senso di marcia contrario al mio.
Ormai quasi nel punto piu alto del percorso odierno, decido di concedermi una lunga sosta al sole, schiena poggiata al capitello affiancato dal segnale “Maestà località Franca” (12.55 km18 mslm820).
La sella offre una bella vista, ed è colonizzata da sei prefabbricati in legno, ma non c’è nessuno in vista.
Che ben che se sta!
Ormai, però, è ora di muoversi (13.40): ancora un breve tratto in salita mentre la traccia si infila tra gli abeti di rimboschimento ed inizia a soffiare lo stesso vento freddo di ieri…
Si apre lo sguardo sulla vallata di fronte, solcata da canali e punteggiata di rari casali, quando il segnavia impone di  sterzare secco a sinistra e abbandonare la carrareccia che tira dritta tra le pinete a mezza costa (14.00 km19,5).
Calpesto antico asfalto tra i prati e poi, in  breve, giù a destra su tratturo erboso all’altezza della località Madonna di Ricciano, segnata da una severa chiesetta (14.10 km20,5).
Su e giù tra i campi bordati di filari di roveri, circumnavigando la valle per poi risalre deciso ad un lavatoio diroccato tra ruderi e castagni, a segnalare il bivio di Seggio (14.30 km22) da cui si sale senza troppa fatica verso Forcatura (15.00 km24 858mslm), storico luogo di passaggio sul crinale che divide la valle alle mie spalle, il Piano di Arvello, dal Piano della Palude, dove invece mi dirigo in discesa: si capisce chiaramente da dove arriva il nome!
L’acqua luccica tra le canne dorate che ricoprono la maggior parte della conca sottostante, ondeggianti al vento… come scoprirò a sera, è la palude più in quota degli Appennini, e ci sono almeno quattro sorgenti ad alimentarlo, più le acque meteoriche.
Un po’ sulla strada, poi un tratto sterrato, un paio di chilometri d’asfalto ancora, ma lungolago, ed eccomi ormai a Colfiorito: l’hotel Lieta Sosta è lungo la principale, impossibile mancarlo (15.45 km27,5)!
Mi registro, mollo lo zaino e traverso la strada per entrare al Coal: panino gigante col capocollochilometrizero, un pacco di cornetti di maisal formaggio e weissdamezzo. Aperitivo in stanza prima della doccia rovente… il panino è fotonico: domani mattina prima di partire me ne faccio preparare almeno un’altro!
Riposino in branda scrivendo due righe di diario, poi passeggiata serale nel cielo nero trapunto di stelle…
Cena da paura alla Botteguccia del Campo: l’unica scelta possibile è stata tra “vino rosso o bianco?”! Per il resto, ciò che esce dalla cucina atterra in tavola: bruschetta, oilo extravergine di Luigi Tega, patè di fegato, ciauscolo, insalata mista, salsiccia, erbe di campo e patate, vellutata di ceci castagne e tartufo, patata rossa, lenticchie, uova pancetta e tartufo, castrato in umido… il megapanino delle 17 mi costringe a rinunciare alle tagliatelle caserecce ed al dolce, ma una moka da tre ed un paio di grappini son pressoché obbligati!
Due chiacchiere con Stefano, l’oste ex machina dell’osteria, e con la sua signora per scoprire i segreti della palude più alta degli Appennini… ed è ormai ora di branda!

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