WWI overnighter day02 Rif Papa _ Borgo Valsugana 99km 1750mD

Gran dormita sotto il piumone ma, sia pur controvoglia, è ora di alzarsi: ore 07.00 e giù dalle brande, che tra mezz’ora è tempo di colazione, la quale si rivela all’altezza della cena.
Poi rapida toilette, affardellamento ed è ormai giunta l’ora di far muovere le ruote: 08.30 e la bici varca le Porte del Pasubio, lasciando sulla destra la prima delle 52 Gallerie per cui il monte è famoso.
Qualche foto nella luce del mattino e poi giù lungo la Strada degli Scarubbi, bianca pista ghiaiosa che per i più rappresenta la via di ritorno dopo l’ascensione lungo la celebre carraia militare incavernata: pur essendo salito dalla parte opposta, anch’io lo percorrerò in discesa, sfruttando la forza di gravità ma con gli occhi spalancati e le mani sui freni, che il fondo può risultare infido tanto quanto in salita!
Pennellando quindi ampie curve nella parte più alta ed aerea, e stretti tornanti in quella più bassa e boscosa, giungo a Malga Campiglia (09.05 km08 1200mslm) e, subito dopo, all’omonima Bocchetta, dove camminatori e turisti si affollano davanti l’imbocco della Strada delle 52 Gallerie del Pasubio (09.10 km09).
Raggiungere Passo Xomo lungo la stretta strada asfaltata è un attimo, basta schivare le auto che procedono in senso contrario (09.15 km10,5 1058mslm): lungo la divertente Strada dello Xomo perdo ulteriormente e velocemente quota, fino al paese di Posina (09.30 km17 530mslm) da cui imbocco una bella sterrata lungo la riva destra del torrente omonimo che mi porta altri tre chilometri abbondanti più a valle a riprendere l’asfalto provinciale.
Lo abbandono poco dopo in favore di una sassosa mulattiera che si alza in parallelo rispetto la sinistra del greto del corso d’acqua (09.45 km23,5 430mslm): si fa strada tra piccoli borghi e contrade, costeggiando muri a secco, campi e teleferiche.
Un breve tratto di bitume per traversare la statale e son già nel verde oltre Arsiero, appena sfiorato, su secondaria tra i campi che si fa poi mulattiera e singletrack lungo la riva destra dell’Astico (10.20 km29,5 130mD 300mslm) e porta a raggiungere Contra’ Pria, sulle cui rocce le acque spumeggianti si infrangono (10.40 km31,5).
Sempre controcorrente seguo il corso d’acqua oltre Contra’ Maglio, percorro un altro sassoso sentiero e ritrovo l’asfalto (10.50 km32,5) che percorro per un chilometro prima di passare sull’altra sponda del fiume, traversare anche l’Assa e giungere in leggera salita a Pedescala (10.55 km34,5 190mD 310mslm) da dove, riempita la borraccia, si riparte allo scoccare dell’ora.
È ora di salire sul serio: l’erta si snoda in stretti tornanti lungo il fianco sudoccidentale dell’altopiano, permettendomi di guadagnare in un’ora di sudore nonstop il borgo di Castelletto, nel comune di Rotzo (12.05 km44,5 720mD 850mslm).
Provvidenziale fontana per un rapido rabbocco e via, verso radler e pizza in quel di Rotzo, qualche metro più su (12.25 km46,5 820mD 1120mslm).
Neanche un’ora e, dopo il caffè, di nuovo in strada, a prendere la salita verso il Verenetta (13.10): sarà che ho appena pranzato, ma è proprio dura!
Forse molla leggermente in un paio di punti, ma bisogna spingere sempre! Finalmente si giunge allo Spiazzo Garibaldi e si entra nel comune di Roana (14.15 km53,5 1360mD 1470mslm).
Giusto il tempo di rifiatare un attimo all’ombra di un pino, altro tratto in salita, piega a sinistra al bivio ed ecco la verde spianata di Campolongo: dal rifugio finalmente si torna a sterrare, ora su bel fondo bianco, veloce e compatto in falsopiano tra i pascoli (14.25 km54 1440mD 1550mslm).
Raggiungo in breve il gancio con l’asfalto (14.40 km57 1480mD 1570mslm), ma il bitume non mi va: tocca perdere quota, ma torno indietro di qualche giro di ruota e mi butto giù su tortuosa e sassosa mulattiera tra i pini fino a risalire ai pascoli di Malga Trugole, popolato da tranquilli bovini (14.55 km60 1480mslm), da cui si scende ancora per poi tornare su verso i prati aperti di Malga Campo Posellaro (15.15 km62 1540mD), da cui si può finalmente riguadagnare la più docile pista verso Malga Camporosa (15.30 km64,5), solcare in comodo falsopiano i pascoli ormai interrotti solo da malghe, stalle e reticolati per poi trovare il chilometro d’asfalto che in cinque minuti di discesa conduce a Passo Vezzena (16.00 km70 1680mD 1402mslm).
Con ‘sto caldo, una sosta radler è il minimo sindacale!
I soliti quindici minuti passano veloci, e bisogna andare: giù sterrando nel bosco fresco ed ombroso, su mulattiera ghiaiosa sotto al Verle, e giungere in località Monterovere è un attimo (16.30 km74 1280mslm).
Cinque minuti ed un chilometro d’asfalto dopo è ora di buttarsi in picchiata sulla Strada del Menador!
Originariamente denominata Kaiserjagerstrasse nel periodo austroungarico, amata da ciclisti e motociclisti, la stretta e sinuosa striscia d’asfalto divora in un battibaleno 12km e quasi 1000 metri di dislivello tra il bivio Vezzena e Caldonazzo!
Casco in testa e freni pronti, giù a bomba ma sempre all’erta per chi arriva in senso contrario, che lo spazio è davvero esiguo! Tornanti secchi e begli scorci sul lago di Caldonazzo, le campagne e le montagne circostanti; foto al volo dal belvedere del Menador e poi giù sulla variante est, quella per Levico, che abbandono in favore di una scassata mulattiera, buttandomi a destra dopo un tornante a sinistra (16.50 km82 1700mD 550mslm).
Guadagno in breve un bel sentiero tra frutteti, boschi e zone umide che in quindici minuti mi porta su tranquilla secondaria già oltre la cittadina termale e, cinquecento metri dopo, sulla ciclabile del Brenta (17.05 km85).
Da qui basta seguire la placida pista tra prati, campi e frutteti: in breve il castello che domina Borgo Valsugana è in vista.
Purtroppo, causa una manifestazione ciclista, la prosecuzione lungo il percorso risulta interdetta, ed è altrettanto difficile trovare alloggi nei dintorni…
Seguendo divieti e deviazioni sbatto davanti alla stazione: c’è un treno tra un quarto d’ora… bè, va bene così, dai (17.45 km99 1750mD)! 

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